Vuoi raccontarci come è andata, quello che è successo durante il tuo Sziget Festival di Budapest?  Utilizza questo link per inserire il tuo racconto!

03/Marzo/2017 - La Storia di
Marta Tuttattacata
 

Viaggiare soli per andare ad un festival, magari al Sziget Festival?

 
Ci sono storie che nascono da un bisogno comune e si trasformano in una fantastica esperienza. 
 
Qualche anno fa Jørgen Støylen ebbe l'idea di creare un gruppo per accogliere chi avesse deciso di partecipare da solo al Roskilde. Era il 2008 e l'idea si rivelò sensata riscontrando un consenso ampio.
 
Quante volte noi del Sziget ci sentiamo chiedere se ne vale la pena partecipare da soli? Parecchie, moltissime. E infatti il successo di questo progetto risiede proprio nel fatto che bisogna avere il coraggio di dire ai propri amici che con o senza di loro l'esperienza di può fare. Si deve fare!
 
Lo stesso Jørgen (Norvegia) insieme a Paolo (Italia), Steffen (Danimarca) e Ljupce (Macedonia) hanno dato vita nel 2012 allo stesso progetto nel Sziget Festival. Si chiamano: Camp Unknown. 
 
Abbiamo chiesto prima a Fernando che ci ha dato il contatto di Marta che ci ha spiegato un po' come funziona. Vi riportiamo quello che ci ha scritto:
 
"Abbiamo una postazione che è quasi sempre la stessa, più o meno tra il Main Stage e il campeggio VIP (negli ultimi anni di fronte all'area VIP), e cerchiamo di rendere il posto riconoscibile con cartelli, bandiere, e una zona centrale fatta di gazebo che è come una piazza, e non è MAI vuota.
Negli ultimi anni, grazie al passaparola di chi ha partecipato più ovviamente i social media, Camp Unknown si è espanso tantissimo. Nel 2016, tra chi campeggiava nella postazione centrale, chi nei campeggi upgrade, chi in città, chi è solo passato incuriosito dalla folla e ha finito per affezionarsi, almeno 200 persone hanno partecipato.
 
La filosofia è semplice: tutti sono benvenuti, liberi di essere chi sono, non ci sono giudizi e pregiudizi. L'anno scorso abbiamo raggiunto più o meno 35 nazionalità e ogni volta che qualcuna si aggiunge siamo contentissimi. Quelli che hanno partecipato gli anni prima e sanno già come funziona l'organizzazione aiutano le nuove persone che chiedono info sia sul festival sia su Camp Unknown stesso. Per farla semplice, siamo una rete di collaborazione ormai abbastanza ampia, basata sull'accoglienza, l'amore per la musica e il divertimento. Non ci sono regole scritte (se non si considera http://www.campunknown.com/about/ :P), solo un po' di buon senso (non tantissimo :D)!
 
A parte le nazionalità diverse, una cosa di cui siamo molto fieri è che l'età non conta. Alcuni ci scrivono preoccupati perché troppo giovani o troppo vecchi, ma tutti, dai 16enni ai 50enni si sono sempre trovati benissimo."
 

 

Nella foto purtroppo ci sono "solo" 130 partecipanti del gruppo, gli altri 70 erano già andati via ma ragazzi, queste sono storie fighe che ci fanno innamorare ancora di più del Sziget! 

 

 

23/febbraio/2016 - La Storia di
Eugenio Sabino

"Una sera implorai lorenzo di lasciarmi salire sulle sue spalle quando i Kasabian cantarono goodbye kiss, la luce divenne ad un tratto fioca, i ricordi sono disconnessi."

È passato circa un anno, eppure il tempo sembra non aver in alcun modo scalfito il ricordo. Arrivammo in quattro in quell'areoporto. Archiviata la sessione estiva, ricordo che avevamo uno zaino ciascuno, un paio di magliette, qualche costume e tante aspettative. Tanti come noi, esaltati e trepidanti scalciavano per ottenere il taxi successivo che a breve sarebbe arrivato. Il volto del tassista incolore ed inespressivo si poneva in antitesi con i sorrisi della gente intorno a noi. Come Caronte ci avrebbe traghettati dall'altra sponda del fiume pensavo, e mentre il sole mi scaldava il viso mi domandavo in modo concitato se quelle aspettative, cosí vertiginosamente alte, sarebbero state o meno appagate una volta di ritorno. Ora fermati un attimo, smettila di leggere con gli occhi ed ascolta, immedesimati perchè altrimenti, qualsiasi tentativo per rievocare il vissuto risulterebbe vano. I riflettori abbagliavano i miei occhi, la musica mi era entrata dentro e si impossessava dei miei movimenti come fossi un pupazzo e lei il mio ventriloquo.

La gente si abbracciava, con quel fare affettuoso e disinteressanto che tipicamente appartiene ad una famiglia. Qualcuno, dalle emozioni un po più labili, si abbandonava ad un pianto di commozione. Ragazzi sventolavano bandiere, e i loro visi si coloravano di insolito patriottismo non appena notavano qualcun altro la cui bandiera condivideva i loro stessi colori. L'odore della carne arrostita che puntualmente mi rapiva, il calcio saponato e l'insolito quanto paradossale scorrere del tempo. La bandana che indossavo e il significato allegorico che le apparteneva, la tenda e le logistiche difficoltá nel montarla. Il sorriso sornione della ragazza dai capelli color rame al mio fianco, il profumo di zucchero filato e il cielo che mai come quella volta mi sembrò cosí vicino da poterlo toccare. La voce persa e le risate a squarciagola, il polline nell'aria e il cuore saturo di contentezza. Arduo definire il vorticoso stato emozionale che furiosamente imperversava dentro me, credo di essermi sentito libero.. ed è stato fantastico. Una sera implorai lorenzo di lasciarmi salire sulle sue spalle quando i Kasabian cantarono goodbye kiss, la luce divenne ad un tratto fioca, i ricordi sono disconnessi.

La verità è che fui ipnotizzato, dal ritmo sincronico delle braccia della folla che ondeggiavano da sinistra verso destra e chiusi gli occhi di colpo illudendomi per un attimo, di poter volare.


03/marzo/2016 - La Storia di
Marta Valdes

"Dopo esserci guardati per un po’, cominciamo a parlare in una lingua che probabilmente non esiste, ma risulta essere un misto di italiano, inglese, spagnolo, catalano, dialetto napoletano e dialetto cilentano. Dopo 5 minuti esatti di chiacchiere mi fa una domanda: sei mai stata al Sziget?"

Ricordo che una sera di settembre 2014, appena trasferita in quella che per un anno sarebbe stata la mia nuova città, conosco un ragazzo molto interessante. Dopo esserci guardati per un po’, cominciamo a parlare in una lingua che probabilmente non esiste, ma risulta essere un misto di italiano, inglese, spagnolo, catalano, dialetto napoletano e dialetto cilentano. Dopo 5 minuti esatti di chiacchiere mi fa una domanda: sei mai stata al Sziget? Era la prima volta che sentivo dire questa parola e alla mia risposta negativa lui comincia a parlarmi di un posto magico, di un sogno lungo 7 giorni in cui persone provenienti da tutto il mondo si ritrovano su un’isola posta al centro di una delle città più affascinanti d’Europa. Mentre mi racconta queste cose il suo sguardo cambia, sorride tantissimo, e alla fine del racconto mi dice che in realtà l’unico modo per capire cosa il Sziget è viverlo. Mi convince. Non so come sia possibile, ma in 10 minuti è riuscito a farmi venir voglia di provare una vacanza nuova, di visitare questo posto magico di cui parlava tanto. Compro il ticket nelle prime 24 ore di vendita e l’anno che passa comincia ad essere scandito da un conto alla rovescia che è destinato a terminare il 10 di Agosto. Ci andiamo insieme sull’isola, io lui ed altre 12 persone. 

Ora lo capisco, ora capisco perché il suo sguardo è cambiato mentre mi raccontava di quel posto magico, ora so cosa vuol dire trovarsi in un sogno lungo 7 giorni in cui persone da tutto il mondo e artisti fantastici si ritrovano sulla stessa isola magica per vivere un’esperienza unica. Ora so perché la chiamano Island Of Freedom. 
Auguro a tutti di provare un’esperienza simile. Auguro a tutti di perdersi su quell’isola e conoscere gente da ogni angolo del globo. Auguro a tutti una birra ghiacciata di pomeriggio al Main Stage, circondati da un numero infinito di bandiere. Auguro a tutti uno shot di palinka e un tuffo nell’A38 stage stracolmo. Auguro a tutti un giro in Party Arena. Auguro a tutti di provare a scalare il Colosseum e ballarci fino a che non sorge il sole. Auguro a tutti una sosta al Campfire a rilassarsi cantando abbracciati a sconosciuti. Auguro a tutti un po’ di relax tra Sziget Beach e Chill Out Tent. Auguro a tutti di sudare e mangiare polvere saltando sotto al World Music Stage. Auguro a tutti di assaggiare quel meraviglioso piatto di pasta da Mambo Restaurant dopo giorni di cibi troppo speziati, di cantare a squarciagola sotto lo Europe Stage e di fare due chiacchiere con gli artisti che sono appena scesi dal Light Stage. Auguro a tutti di provare un’esperienza del genere. E auguro a tutti quelli che ci sono già stati di tornarci, perché semplicemente non esiste posto più bello al mondo.
Ah, io e il ragazzo di inizio racconto oggi stiamo insieme!
 

23/febbraio/2015 - La Storia di
Greta Volpi

"Non appena sono venuta a conoscenza di questo festival ho capito  che avrei fatto di tutto pur di andarci. Per un anno è stato il mio chiodo fisso. Andarci era l'unico progetto che mi interessava portare avanti ad ogni costo e alla fine ci sono riuscita."
 
Vivere 7 giorni di musica, in una splendida isola adibita solo per questo, in mezzo a persone da ogni parte del mondo, tutte diverse tra loro eppure tutte accomunate da una grande passione: quella per la musica. La musica è vita ed io, per 7 giorni, volevo dimenticarmi di tutto il resto e abbandonarmi completamente ad essa.
 
Non penso possa esistere qualcosa di più bello dell'essere circondati da un numero spropositato di persone che cantano e ballano di fronte a quei gruppi che ti hanno accompagnato nei momenti più belli, strani, tristi, unici della tua vita.
Cantare a squarciagola, correre per arrivare tra le prime file, vedere mille cose particolarissime che trovi solo li, mangiare tantissimo, vestirsi alla cazzo, sorridere a tutti perché sei la persona più felice del mondo, emozionarsi, piangere, abbracciarsi, parlare in inglese, improvvisare il francese, l'olandese, il tedesco, lo spagnolo. Il Sziget festival è tutto questo. Non ci sono parole per descrivere ciò che provo quando ripenso all'esperienza fantastica che ho avuto la fortuna di fare, come sono indescrivibili i brividi che mi vengono ogni volta che lo racconto, che mostro foto e video e cazzo, lo consiglio da morire. Lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di sentirsi liberi di essere ciò che sono davvero. Lo consiglio a chi vuole evadere, a chi vuole stare bene, a chi vive per la musica e si sente al suo posto durante un concerto.
Sziget per tutta la vita. Non lo dimenticherò mai, un grazie non sarà mai abbastanza."

IL SUO CONSIGLIO: Siate voi stessi. Non preoccupatevi di niente e vivete tutto a pieno.

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29/gennaio/2015 - La Storia di
Miriana Gifuni

"Se dovessi raccontare che cavolo ho vissuto, mi risulta difficile e talvolta azzardato nonchè dannatamente impossibile, posso solo dire che quello li  è un mondo pazzesco fatta di gente improbabile e le sensazioni che vivi sono inspiegabili."

Ti ritrovi a dover affrontare un ballo assordante, un rumore frastornante da perforarti i timpani e far girar la testa ma cazzo se ci siamo divertite. E salti a destra e manca e l'adrenalina scorre senza freni e il cuore pompa in gola cosi fortemente da andare a ritmo di musica. E la senti la felicità, la senti l'ebrezza della vita. A trecentosessanta gradi la senti. E lo senti il gelo di un inverno in una sera d'agosto, e la senti la stanchezza incombere, ma mai abbastanza. Eccole. Le vedi. Sono li, M. R. A, divertite, belle, vive. Quanti salti, quanti drink che passano fugaci nelle luci ribaltate di una disco dalle dimensioni abnormi, li' in quell'isola immersa nel Danubio padrona del suo nome e delle sue vicissitudini, c'era una fetta di mondo. Ed è stato proprio quell' aggettivo "" Free"" affiancata al suo nome, la calamita che ci ha attratte. Un nome una garanzia. Un nome una storia. Un nome una vacanza. Quel nome, un'emozione. 
La fugacità dei vent'anni non la si scorda mai.. Quei giorni, quelle notti, quei momenti li vivi intensamente, li vivi senza freni, li vivi in simbiosi con ""l'eterno"".

Il Sziget è rock,techno, metal, raggae, house, è diversamente tutto...e Ti ritrovi con quel bicchiere di birra dannatamente infinito, la vodka lemon fa schifo, ma cazzo, ne voglio ancora.
Un tasso alcolemico estremamente elevato. il camp fire in una gelida alba. Una tenda sbottata, le tue amiche a residui. Il Colosseum allucinato, il Magic Mirror dei gay, Un posto che sembra un miraggio, un' isola delle meraviglie , quel Luminarium psichedelico ... Poi ti chiedi se tutto ciò è' accaduto davvero, e ti ritrovi in chiesa a bere del the' by night, e insegui un drago che sputafuoco, e l' energia tra un palco e l'altro, e i test agli stand. Ti ritrovi sposata, wedding drunk, Las Vegas sta' sotto. L' A38 e' un posto caldo... E balli sul tavolo, sulle spalle della gente, sotto la doccia, per strada, nell' art zone e Ti scassi con i the Kooks, gli Outkast e Calvin Harris tutto d'un fiato. Con i Blink poghi e ritorni adolescente, godi con gli Imagine Dragons, hai un orgasmo con Stromae, uno multiplo con Clean Bandit, poi Deadmau5, Axwell, Jake bugg, Lily Allen, Macklemore. ""It's Time"", il color party. Banane random, il fango la pioggia il gelo, quel Caparezza mancato, il Boom di Capriati, il Main Stage dagli orari pazzeschi, la sicurezza corrotta, Roxy in collosso. ne abbiamo viste più di Geordie Shore. I 415.000 ragazzi, il sold out, l'anno dei record. The island of freedom, la pazzia del b. my.lake. Le frasi con ""but"". , un viaggio infinito, i fiorini del cazzo, la notte in stazione. La voglia dell'After... 
..e in una serata in cui speravi di rilassarti su qualche amaca per ristabilizzare un po' di energia, il magnetismo ti attira nell'a 38. In console non ricordo che pezzo girava, la mia dimenticanza è causa di una mente annebbiata. Ricordo che il pezzo era forte, ti trasportava, ti inondava, ti plasmava, cosi come quel gruppo di gente improbabile con cui ci ritrovammo a ballare, saltare, sbottare. Americani, neozelandesi, australiani, francesi olandesi, milanesi romani, amici dopo soli due minuti. Padroni come te di quella notte. E ti scateni, balli, balli talmente tanto da non sentirti i piedi, fino al collasso, fino alle prime luci dell'alba. 
Vivi quella sensazione di libertà dove nemmeno l'orario conta più e ti innamori, ti innamori infinite volte e senza freni. 
Noi eravamo stanche, tutte infangate, con delle occhiaie assurde e la vernice in faccia. Ma eravamo felici. non so come sia successo, ma una vacanza cosi epica io non l'ho mai vissuta.
Thank you Sziget See you next year!!"

IL SUO CONSIGLIO: Godetevelo senza freni, a 360° e oltre. è un'esperienza unica. 

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17/dicembre/2014 - La Storia di
Federico Cucija
 

"Io allo Sziget non ci dovevo andare. O forse si. Era destino. Ci andavano amici. Ma con loro non potevo... non me la sentivo, insomma non parlavo con l'organizzatrice da mesi. Era un po' imbarazzante buttarmi in mezzo. Capita poi che ci faccio pace. Ma è giovedì. Questi sabato notte partono. È tardi ormai! Uno non è potuto andare! C'è un pass che avanza! Tentenno e loro trovano un rimpiazzo. I pass sono esauriti. No dai ormai è tardi. Niente da fare. È destino che non vada. E INVECE. Ormai ho il tarlo in testa. Annuncio random di un amico su FB: "chi viene a fare un giorno di Sziget?" Un giorno? Ma è da pazzi. Giacomo è pazzo, lo so bene. Ne parliamo un po' scherzando. Ormai però quasi senza volere sento che è fatta. Il tarlo Sziget ha preso possesso di me. È sabato sera. 24 ore dopo sono da lui a comprare il pass per la giornata del martedì. Lunedì mattina partiamo. Sosta a Siofok. Mi sveglio Martedì con un leggero hangover. Soldi, documenti, carta di credito. Non ci sono più. Il mio portafoglio è stato perso chissà dove nella nottata sul lago Balaton. Io in teoria ero quello affidabile dei due. E sono in Ungheria senza documenti e soldi. Stiamo messi bene. 
 
Forse allo Sziget non ci dovevo andare. O forse si. Mi faccio mandare una fotocopia di un documento scaduto e spavaldi arriviamo a Budapest. Non sapevo neppure se mi avrebbero fatto entrare. E INVECE. Ho il braccialetto evvaiii!!! Parcheggiamo la macchina chissà dove e dopo un 10 minuti entriamo nell'isola. E siamo subito in un'altra dimensione. Dove sono arrivato? È il posto più bello del mondo. Me ne accorgo subito. Ho perso soldi e documenti, ma sono in Paradiso. Mai vista così tanta gente tutta assieme e così felice. Poi incontriamo i nostri amici. E sono felicissimi di vederci, e io sono felicissimo di vedere TUTTI loro. Forse era destino che dovessi andare allo Sziget. Il giorno più bello che io ricordi da anni. Concerti fantastici, pogo infernale e poi tutta la notte a fare casino in una festa che per una settimana non ha fine. Poi io ci potevo stare un giorno, ma sono dettagli. Bisogna pur imparare dagli errori no? 
 
Non si può descrivere lo Sziget con parole. Posto incredibile, gente fantastica. Era come essere amico di altre 400mila persone. Se prima avevo il tarlo Sziget per andarci, questo è rimasto. Perché un giorno non è abbastanza. E neppure una settimana a quanto mi hanno raccontato. Ho perso Giacomo sostanzialmente subito dopo essere entrato. L'ho ritrovato il giorno dopo verso le 3 del pomeriggio. Stava bene. Io mi sono perso per Budapest cercando la macchina. Senza soldi e documenti e senza poter contattare nessuno. Pensavo di essere quello affidabile dei due. Se DIO SZIGET mi ha fatto tornare a casa tutto intero è solo perché il prossimo anno ci devo tornare. Assolutamente magico."

IL SUO CONSIGLIO: Alternativa camping consigliatissimo a quanto ho visto. Per il resto pensate solo a divertirvi. E a portarmi con voi =)


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10/dicembre/2014 - La Storia di
Giovanni Quaggio
 

"sziget è stata per me un'esperienza unica. di scene da raccontare ne avrei mille, i miei amici di sicuro potrebbero assicurarvelo, vista la testa che gli ho fatto quando sono tornato,purtroppo, da quel posto incantato. quindi ve ne racconto solo una,la piu bella forse."
 
era la prima sera, ancora non conoscevamo bene il posto e dopo aver trovato qualcosa da mettere sotto i denti ci siamo messi a ppasseggiare un pò. la giornata era stata eterna, un giro per budapest, i primi concerti, tassi alcolici non propiamente bassi; insomma siamo mezzi morti e camminando sento una chitarra che suona e una voce pazzesca. senza pensarci due volte vado verso la musica e mi trovo davanti a un falò in mezzo a un box di sabbia. adesso come adesso lo chiamo campfire e sicuramente chi è stato li sà cos'è ma quando ci sono arrivato per la prima volta...boh....aveva qualcosa di magico poche persone sedute intorno ad un fuoco e musica acustica, il posto ideale dove riposarsi un pò.
 
il vero motivo per cui ero arrivato li però era sicuramente la voce di quella ragazza, quando mi sono seduto ad ascoltarla sono stato rapito. Per tutte le canzoni sono rimasto completamente intontito ad ascoltarla. Finita la performance con il mio inglese un pochino masticato sono riuscito a dirle quello che mi aveva fatto sentire e appena mi sono girato...puff...è scomparsa
 
come vi dicevo prima era stata una giornata eterna ed eravamo davvero stanchi, ""sentiamo lei ed andiamo a letto"" era il modo in cui avevo trascinato i miei amici nel box di sabbia però quel momento mi aveva come risvegliato qualcosa dentro,  e il letto non era veramente un'opzione plausibile.
 
al che guardo i miei amici e mentre loro si preparavano per la branda, me ne esco con un ""io vado a fare un giretto da solo""
 
non che sia nuovo a queste cose ma fidatevi che uscendo da solo la prima sera ho scoperto un mondo.
appena arrivavo da qualche parte attaccare bottone non serviva,  subito qualcuno si avvicinava e mi chiedeva cosa ci facessi la da solo e si iniziava a parlare. la ragazza non l'ho più vista per tutto il festival, ma in compenso ho conosciuto tanta altra gente. a volte era una storiella, una battuta o il loro viaggio per arrivare fin la; ma ragazzi cosa c'è di piu bello?
 
sziget per me è stato queste emozioni fortissime, condividere momenti con le persone......e beh...tanta tanta festa!"

IL SUO CONSIGLIO: parlate con tutti!
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